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Start-up: la parola ai giovani

Finanziare il progresso



Sono 12.291[1] le Start-up registrate in Italia dal 2012 ad oggi. Imprese giovani, ad alto contenuto tecnologico, affamate di crescita; di cui il 14% [1] si sta facendo spazio nei settori innovativi, di stampo energetico, dimostrando quell’attenzione delle nuove generazioni alle questioni ambientali.




Senz’altro un’idea col sapore del “sogno americano”: gli USA, Paese delle opportunità, hanno visto nascere le più grandi start-up proprio nella Silicon Valley, oggi culla dell’hi-tech e riferimento mondiale per il settore innovazione.

 

In Italia il panorama è abbastanza diverso, ma non per questo le start-up rimangono a mani vuote. Il governo preme affinché queste nuove imprese possano farsi portatrici di uno sviluppo più sostenibile, innovativo e competitivo, ecco perché vi sono non pochi incentivi, a disegnare la pista di lancio per queste nuove attività.

Parliamo di incentivi e finanziamenti che partono sin dal momento della loro nascita, dalla costituzione digitale e gratuita agli incentivi fiscali all’investimento nel capitale di start-up innovative, e molto altro.

 

Come nasce un’idea?

 

Ma come nasce una start-up? Quali i passi da seguire per fondare finalmente la tua attività? Hai in mente il tuo prodotto, è lì davanti ai tuoi occhi, lo puoi vedere. Quindi come fare per portarlo alla luce?




Perché una start-up

Adesso che davanti a te si inizia a delineare un percorso da seguire, parliamo dei vantaggi che una start-up può portare in campo imprenditoriale.

  1. Una struttura flessibile: le start-up quasi mai sono caratterizzate da una ferrea gerarchia interna; questo sia perché l’impresa è nuova e i ruoli non sono ancora ben delineati, sia per la bassa età dei suoi dipendenti.
  2. Progredire per risultati: come dicevamo i ruoli non sono ben definiti, il concetto di anzianità o progredire per maggiore età non è di casa. Quello che conta davvero è raggiungere risultati tangibili. L’impegno sul lavoro diventa quindi diverso: più stimolato e dinamico.
  3. Si creano legami: fondare una start-up o prendervi parte nei primi periodi, significa trovare un gruppo ristretto di persone con cui stare a contatto ogni giorno. E visto che spesso si finisce per avere la stessa età ci si ritrova come in famiglia; si creano legami e amicizie che spesso vanno oltre le porte dell’ufficio.
  4. Livelli di innovazione elevati: la start-up mastica innovazione e tecnologia quotidianamente, ma quello che è da tenere in considerazione è la mentalità che sta dietro alle dinamiche di queste aziende. Inclusività, dialogo, confronto, insomma pratiche di lavoro quasi “innovative” se paragonate a molte aziende presenti sul mercato da anni.

 

L’età media dei soci che hanno quote nelle start-up (nel 2018) è di 46 anni [1].

 

Le start-up sono sempre più caratterizzate dalla presenza femminile: il 4,2% delle start-up sono composte interamente da donne [1].

 

La componente multiculturale è sempre più un valore aggiunto, e oggi il 9,6% delle startup italiane ha tra i soci persone non italiane, per cittadinanza o residenza [1].

 

Ma attenzione! Ci sono alcuni punti da prendere assolutamente in considerazione prima di procedere:

  1. Ricordarsi sempre che il fallimento è dietro l’angolo, imparare a convivere con i rischi.
  2. Le start-up sono in continuo cambiamento; subiscono modifiche repentine per adattarsi all’ambiente circostante.
  3. Economicamente si percepiscono stipendi più bassi.
  4. C’è una diversa responsabilità, si condividono con il team sia vittorie che fallimenti.

 

Il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo

Una figura fondamentale per le start-up è quella del finanziatore: il primo che crede nell’idea e inizia ad investire capitali per vederla crescere. Sono proprio le banche “minori” a fare un passo avanti credendo nell’innovazione: 1/3 dei finanziamenti infatti proviene dalle BCC, che superano per facilità di finanziamento i colossi bancari [3]. Un sogno in cui crediamo anche noi!

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